Un nuovo Consiglio di Amministrazione non è solo una notizia di governance: per ogni dirigente iscritto è l’occasione naturale per controllare come è investita la propria pensione complementare.
Il 9 giugno si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione di Previndai, il fondo di previdenza complementare dei dirigenti industriali costituito da Confindustria e Federmanager: Francesca Brunori è la nuova presidente, Giuseppe Straniero vicepresidente, Paola Perrone alla guida del Collegio dei Sindaci. Il fondo gestisce oggi oltre 16 miliardi di euro per circa 90.000 iscritti, una cifra che rende Previndai uno dei principali investitori istituzionali italiani dedicati alla previdenza dei quadri dirigenti.
Un rinnovo di governance di questa portata viene naturalmente letto come una notizia che riguarda l’ente, non il singolo. È un errore di prospettiva. Le scelte di asset allocation del nuovo Consiglio si trasmettono, comparto per comparto, direttamente sul montante che ogni dirigente costruirà per la propria pensione: è quindi il momento più naturale per fermarsi e verificare, nella propria area riservata, in quale linea di investimento è collocata la propria posizione.
Come la generalità dei fondi negoziali italiani, Previndai articola l’investimento su più comparti, dal più prudente — a maggiore componente obbligazionaria e minore volatilità — al più dinamico, con una quota azionaria più elevata e un orizzonte di rendimento atteso superiore nel lungo periodo. La scelta non dovrebbe essere una decisione presa una volta per tutte all’iscrizione e poi dimenticata: un dirigente a metà carriera, con un orizzonte di accumulo ancora lungo, può permettersi di tollerare maggiore volatilità in cambio di un potenziale di crescita più alto; chi si avvicina alla pensione dovrebbe invece valutare un progressivo spostamento verso linee più prudenti, per proteggere il capitale già accumulato da shock di mercato ravvicinati al momento dell’uscita.
A rendere il tema ancora più attuale è la nuova possibilità, in vigore dal 1° luglio 2026, di trasferire la propria posizione a un’altra forma pensionistica — anche individuale — dopo due anni di iscrizione a un fondo collettivo, mantenendo il diritto al contributo del datore di lavoro. Una flessibilità in più che ha senso solo se il dirigente conosce con precisione dove si trova oggi la propria posizione, quanto rende e quanto costa.
Per i dirigenti e i quadri apicali cuneesi, il messaggio pratico è semplice: il cambio ai vertici di Previndai è un buon pretesto, non un obbligo, per dedicare mezz’ora alla propria area riservata, controllare il comparto scelto, la contribuzione versata — dal 2025 il 6% a carico dell’azienda e il 2% a carico del dirigente — e chiedersi se quella scelta rispecchia ancora l’orizzonte e la propensione al rischio di oggi, non quelli di qualche anno fa.
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Articolo elaborato dall’Osservatorio Strategico Federmanager Cuneo. Rielaborazione originale in chiave manageriale; non riproduce i testi delle fonti.
Fonti di riferimento:
– Previndai rinnova la governance, Francesca Brunori presidente (Il Quotidiano del Sud): https://www.quotidianodelsud.it/2026/06/09/previndai-rinnova-la-governance-francesca-brunori-presidente
– Dirigenti industria, previdenza complementare e assistenza sanitaria per il 2026 — contribuzione e portabilità (Hadmin): https://hadmin.it/dirigenti-industria-previdenza-complementare-e-assistenza-sanitaria-per-il-2026/
– Previndai, nuova regia al vertice: https://www.economymagazine.it/previndai-nuova-regia-al-vertice/







