In vista della Legge di Bilancio 2027, il dibattito sulle pensioni dei dirigenti è entrato in una fase critica e richiede massima attenzione da parte degli organi di rappresentanza territoriale.
Difesa della perequazione
Il Presidente nazionale Valter Quercioli è intervenuto pubblicamente lo scorso 12 ottobre chiarendo che le pensioni rappresentano un impegno assunto dallo Stato nei confronti di chi ha versato contributi per un’intera vita lavorativa, e non una “riserva di bilancio” a cui attingere. Federmanager ha chiesto formalmente al Governo di escludere nuove penalizzazioni sulla rivalutazione degli assegni previdenziali per la dirigenza.
Rifiuto di nuovi sacrifici
La linea della Federazione è ferma nel respingere la logica di finanziare le promesse politiche odierne riducendo il valore degli impegni passati. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai pensionati, il Governo è stato invitato a valutare con maggiore rigore la reale necessità di nuove spese.
Scenari normativi in discussione
Il quadro tecnico in esame per la Manovra prevede il ripristino dell’adeguamento automatico alla speranza di vita, con il conseguente innalzamento dei requisiti per la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese dal 1° gennaio 2027. Si discute inoltre di possibili finestre di uscita flessibile (come Quota 41 o uscite anticipate a 64 anni), ma per la nostra categoria il nodo centrale rimane la protezione contro l’erosione inflattiva dei trattamenti già in essere.
Il Presidente Giancarlo Quaglia dichiara “Le pensioni sono il risultato di una vita di lavoro, responsabilità e contributi versati. Federmanager Cuneo sostiene con convinzione la posizione nazionale: tutelare il potere d’acquisto delle pensioni significa rispettare gli impegni assunti e garantire equità e fiducia nel sistema previdenziale”
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